Nell’ambito del progetto PLACE, si investe in formazione continua. Sono diverse le iniziative formative in essere; tra queste, quelle organizzate anche dal partner Cooperativa un Fiore per la Vita, vedono la partecipazione di operatori del terzo settore e del pubblico, tutti impegnati a vario titolo con minori. Al centro di uno di questi percorsi, un tema delicato e di grande rilevanza: “Il trauma, le esperienze sfavorevoli infantili e il lavoro di rete”, approfondito dalla psicologa-psicoterapeuta Paola Piacentin, esperta della Fondazione EOS Onlus.
Un’analisi approfondita del trauma infantile
La proposta formativa ha offerto un’analisi a 360 gradi del trauma infantile, partendo dalla definizione delle Esperienze Sfavorevoli Infantili (ESI), ovvero “quell’insieme di situazioni vissute nell’infanzia che si possono definire come ‘incidenti di percorso’ negativi, più o meno cronici rispetto all’ideale percorso evolutivo sul piano sia personale che relazionale” (fonte V. Felitti).
Sono state delineate, attraverso un confronto attivo, le diverse forme di ESI, dirette (maltrattamento fisico e psicologico, trascuratezza, abuso sessuale) e indirette (alcolismo, tossicodipendenza, malattie psichiatriche di un caregiver, violenza assistita) dando spazio all’approfondimento teorico ma anche alle esperienze dei partecipanti operatori del settore. Dati allarmanti sono emersi dall’Indagine Nazionale sul Maltrattamento dei Bambini e degli Adolescenti in Italia (Terre des Hommes – Cismai, 2021): 45 bambini su 1.000 sono seguiti dai Servizi Sociali, e tra questi, ben 193 sono maltrattati. Il 91,4% dei maltrattamenti avviene in ambito familiare.
La dottoressa Piacentin ha illustrato, inoltre, il funzionamento post-traumatico nei bambini, caratterizzato da specifici comportamenti o risposte emotive, come ipervigilanza, depressione o dissociazione, con risposte di attacco, fuga, svenimento o anche totale blocco, evidenziando quindi l’importanza di un intervento tempestivo e mirato.
Il ruolo fondamentale degli operatori e il lavoro di rete
Un focus importante nella formazione è stato dedicato ai vissuti emotivi degli operatori, spesso esposti a molteplici vissuti emotivi, come tristezza, preoccupazione, disgusto, rabbia, impotenza, disvalore e colpa. Spazio è stato dedicato anche alle difese più frequenti degli operatori sanitari (negazione, rimozione, distanziamento emotivo, evitamento fobico, razionalizzazione, collusione, scissione, idealizzazione, identificazione), evidenziando i rischi di burn-out e la necessità di un supporto adeguato.
A tal proposito un partecipante ha sottolineato come “La formazione sul trauma, le Esperienze Sfavorevoli Infantili e il lavoro di rete, tenuta dalla dottoressa Paola Piacentin, è stata un’occasione per conoscere altre figure attive nel terzo settore ad Aversa e per approfondire temi che ritengo indispensabili per chi, come noi, lavora a stretto contatto con bambini e adolescenti. Questo incontro mi ha aiutata a comprendere meglio gli effetti del trauma e a riconoscere i segnali di disagio, così da poter offrire un supporto efficace e tempestivo. Un altro aspetto fondamentale affrontato è stato quello dell’importanza del lavoro di équipe e della gestione dei propri vissuti emotivi per operare con maggiore consapevolezza. Ritengo che tutti i temi trattati siano utili non solo in ambito lavorativo, ma anche nella sfera personale. ‘Conoscere è conoscersi’ dovrebbe essere il punto di partenza per poter aiutare sé stessi e gli altri, diventando persone più consapevoli e responsabili”.
Come commenta un operatore del Progetto Place: “questo tipo di formazione è interessante e ricca di spunti per migliorare come professionista. Partecipare è stato un arricchimento prezioso sia a livello professionale che personale.”
E un volontario aggiunge: “grazie a questa formazione ho acquisito maggiore consapevolezza su come il trauma possa influenzare i comportamenti dei bambini e su come noi educatori possiamo aiutarli attraverso l’ascolto e il sostegno emotivo.”
Strumenti e strategie per un intervento efficace
La formazione ha fornito strumenti pratici per riconoscere i segnali di trauma e per affrontare le proprie reazioni emotive. È stata enfatizzata l’importanza della conoscenza dei propri vissuti, della formazione continua, della supervisione e del lavoro di équipe.
Un community worker dichiara: “la formazione mi ha colpito profondamente… Abbiamo osservato strumenti pratici per riconoscere le tracce lasciate dal trauma e i suoi impatti a lungo termine, oltre alle emozioni e alle difese che ogni operatore si trova a dover affrontare.”
Un impegno per il futuro
La formazione si è conclusa con un richiamo alla speranza e alla resilienza, citando Gianni Rodari: “in cuore abbiamo tutti un cavaliere pieno di coraggio, pronto a rimettersi sempre in viaggio…”.
Questo percorso formativo ha rappresentato un passo significativo per il progetto PLACE, rafforzando la consapevolezza e le competenze degli operatori, e sottolineando l’importanza di un approccio integrato e multidisciplinare per affrontare la sfida del trauma infantile. Come sottolinea un partecipante: “rigenerativo e necessario. Avere una stanza del pensiero con persone attive nel proprio intorno è rigenerativo, e rafforzare la propria mente di idee e consapevolezze nuove è necessario ad affrontare tutto quello che c’è fuori con maggiore lucidità.”
L’investimento nella formazione degli operatori, e in questo caso specifico l’approfondimento del tema del maltrattamento, dimostra l’impegno del progetto PLACE nel costruire una rete di supporto solida e competente, capace di rispondere ai bisogni dei bambini e delle famiglie in difficoltà, promuovendo un futuro più sereno e ricco di opportunità.


